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BORSA, CORRONO LE RINNOVABILI PDF

FONTE: ASSOSOLARE

Il quorum raggiunto nei referendum e le parole del premier spingono al rialzo i titoli del comparto

MILANO - Una spinta inarrestabile data da due fattori: il no al nucleare che emerge dal raggiunto quorum nei referendum e le parole del premier Silvio Berlusconi.

QUOTAZIONI - A Piazza Affari corrono dunque i titoli delle rinnovabili. Uno dei quesiti riguarda come noto il nucleare e il comparto delle energie alternative è in particole fermento in Borsa: Enel Green Power sale del 3,1%, ma la folta schiera delle rinnovabili è tutta sugli scudi, con diverse sospensioni al rialzo. ErgyCapital e K.r.Energy sono state fermate dalle contrattazioni per l'ececssiva volatilità con rialzi teorici, rispettivamente, del 14,2% e del 13,1%. E strappa al rialzo anche Pramac (+11% teorico). Falk Renewable sale del 2,33%. Kerself fa un balzo del 12,59%, Kinexia guadagna il 3,88%, TernieEnergia sale del 4,38%. Alerion avanza del 5,07%, mentre Eems guadagna il 6,55%. Maire Tecnimont balza del 7,01%.

L'INDUSTRIA DEL SOLARE - La scelta del referendum apre nuove prospettive per il settore delle rinnovabili Gianni Chianetta, presidente di Assosolare (associazione nazionale dell’industria fotovoltaica), una delle componenti più importanti, esprime ovviamente soddisfazione ma ora si attende piani più efficaci per il futuro. «Come Assosolare non possiamo che apprezzare le parole di Berlusconi e del ministro Prestigiacomo sulla necessità di appoggiare le fonti di energia rinnovabile. Invitiamo pertanto il Governo ad un’azione efficace verso le rinnovabili, considerato che l’azione normativa degli ultimi mesi ha solo bloccato il settore che stenta a ripartire. Occorre puntare a obiettivi più ambiziosi nel lungo periodo con step intermedi di medio - lungo termine. Non servono incontri sporadici, ma un tavolo permanente che possa monitorare la crescita del mercato e intervenire dove c’è bisogno. Sul fotovoltaico, dal quarto conto energia non si stanno avendo i risultati che il Governo sperava: ad ora la ripresa del settore resta timida dopo mesi di blocco dovuti alla revisione degli incentivi. Servirebbe ripensare all'opportunità del cap rigido e del meccanismo burocratico di accesso che soffoca oggi la fattibilità degli impianti medio-grandi. Da questo segmento, così come da quello degli impianti piccoli, non si può prescindere per raggiungere e a questo punto andare anche oltre gli obiettivi 2020 imposti dalla UE all’Italia in termini di energia prodotta da fonti rinnovabili».

 
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