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Dlgs rinnovabili, ricorso di 1.500 operatori alla Commissione Ue

FONTE: ZeroEmission.tv

Dalle parole ai fatti. Dopo la grande mobilitazione dei giorni scorsi, ora scattano i ricorsi contro il decreto legislativo del 3 marzo scorso recante attuazione della direttiva 2009/28/CE per la promozione delle energie rinnovabili. Il provvedimento, denunciano gli operatori, impedisce la concreta attuazione della normativa europea

Il decreto legislativo del 3 marzo scorso, recante attuazione della direttiva 2009/28/CE per la promozione delle energie rinnovabili tradisce nello spirito e, ancor più negli effetti, la normativa che dovrebbe invece recepire. Introducendo una serie d’incertezze sugli iter autorizzativi e sul regime di incentivazione alle fonti rinnovabili, con disposizioni che nella sostanza risultano avere effetti retroattivi, il provvedimento “lede il principio di legittimo affidamento nella certezza del diritto” causando un grave danno alle imprese che hanno deciso di puntare su questo settore. Tra l’altro, il decreto prevede lo stop agli incentivi del Terzo Conto Energia per il fotovoltaico dal prossimo 31 maggio, mentre sarebbero dovuti rimanere in vigore fino a tutto il 2013. Una novità, quest’ultima, introdotta senza alcun preavviso, a pochi mesi dall’emanazione del nuovo regime di incentivazione e senza aver dato agli operatori del fv la possibilità e il tempo necessario per tutelare i propri progetti, che per queste ragioni di fatto colpisce in modo retroattivo i loro investimenti in quanto gli impianti non ancora collegati entro il 31 maggio non potranno ricevere le tariffe più vantaggiose del Terzo Conto Energia.

Queste le motivazioni del ricorso alla Commissione europea di 1500 operatori del settore delle energie rinnovabili che insieme rappresentano diverse centinaia di MW di potenza nominale in Italia e investimenti superiori al miliardo di euro. L’iniziativa ricalca un’analoga in Spagna  dove una quindicina di aziende hanno deciso di avanzare domande di risarcimento presso Bruxelles per i tagli al feed-in-tariff fv approvati nel paese lo scorso agosto.  La causa è affidata allo studio legale Watson, Farley & Williams e punta a evidenziare “le violazioni da parte dello Stato Italiano alla disciplina comunitaria sulla riduzione delle emissioni di gas serra e la promozione delle energie rinnovabili”. Tra i soggetti ricorrenti figurano Ampere...
Il decreto legislativo del 3 marzo scorso, recante attuazione della direttiva 2009/28/CE per la promozione delle energie rinnovabili tradisce nello spirito e, ancor più negli effetti, la normativa che dovrebbe invece recepire. Introducendo una serie d’incertezze sugli iter autorizzativi e sul regime di incentivazione alle fonti rinnovabili, con disposizioni che nella sostanza risultano avere effetti retroattivi, il provvedimento “lede il principio di legittimo affidamento nella certezza del diritto” causando un grave danno alle imprese che hanno deciso di puntare su questo settore. Tra l’altro, il decreto prevede lo stop agli incentivi del Terzo Conto Energia per il fotovoltaico dal prossimo 31 maggio, mentre sarebbero dovuti rimanere in vigore fino a tutto il 2013. Una novità, quest’ultima, introdotta senza alcun preavviso, a pochi mesi dall’emanazione del nuovo regime di incentivazione e senza aver dato agli operatori del fv la possibilità e il tempo necessario per tutelare i propri progetti, che per queste ragioni di fatto colpisce in modo retroattivo i loro investimenti in quanto gli impianti non ancora collegati entro il 31 maggio non potranno ricevere le tariffe più vantaggiose del Terzo Conto Energia.
Queste le motivazioni del ricorso alla Commissione europea di 1500 operatori del settore delle energie rinnovabili che insieme rappresentano diverse centinaia di MW di potenza nominale in Italia e investimenti superiori al miliardo di euro. L’iniziativa ricalca un’analoga in Spagna  dove una quindicina di aziende hanno deciso di avanzare domande di risarcimento presso Bruxelles per i tagli al feed-in-tariff fv approvati nel paese lo scorso agosto.  La causa è affidata allo studio legale Watson, Farley & Williams e punta a evidenziare “le violazioni da parte dello Stato Italiano alla disciplina comunitaria sulla riduzione delle emissioni di gas serra e la promozione delle energie rinnovabili”. 
 

 
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