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IL GOVERNO PUNTA UN MILIARDO SUL VERDE

FONTE: LA REPUBBLICA

 8 milioni di barili
E’ la quantità di greggio che verrà sostituita dalle fonti rinnovabili. Già oggi fotovoltaico, idroelettrico, eolico biomasse e geotermico valgono 5 miliardi di fatturato annuo e 400 mila posti di lavoro

 Liberarsi della zavorra burocratica e degli sperperi va bene. Ma, una volta eliminato il peso superfluo, in che direzione bisogna far correre l’economia? E che carburante conviene usare per questa corsa? Partendo da queste domande il Piano per la crescita sostenibile dell’Italia, un pacchetto di misure sintetizzato in 7 cartelle appena arrivate sul tavolo del governo, arriva a proporre una scommessa che vale l’1% del Pil. Utilizzando un volano da oltre 1 miliardo di euro si punta a ottenere un cascata di vantaggi: dal biometano che verrà dalla campagna italiana sostituendo un terzo del gas russo (2,5 miliardi di risparmio) ai benefici già oggi ricavati dal riciclo degli imballaggi (1,4 miliardi di euro).
«Se l’ambiente continua a essere pensato come un vincolo, un colpo di freno che segue accelerazioni improvvise, si finisce per sbandare», ricorda il ministro dell’Ambiente Corrado Clini. «Questo dicastero, in sintonia con quello dello Sviluppo, vuole incorporare la variabile green nel momento della progettazione del futuro. Cioè disegnare una strategia di rilancio del Paese basata su un uso più accorto delle risorse, sull’efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili, sul recupero dei materiali, su un sistema di trasporti più moderno, sull’innovazione tecnologica».
Un obiettivo ambizioso retto da un piano molto articolato. Si parte con il capitolo climaenergia. E con i binari scelti dall’Europa per il 2020: meno 20% di emissioni serra, 20% di energia da fonti rinnovabili, 20% in più di efficienza energetica. Fino a qualche anno fa sembravano miraggi. Oggi le rinnovabili in Italia valgono un quarto dell’elettricità utilizzata; il Fondo di rotazione per Kyoto rappresenta un volano da 600 milioni; dalle misure a difesa della stabilità climatica nascerà a fine anno un pacchetto da 1 miliardo di euro per dare ossigeno alla green economy.
«Almeno il 50% delle quote che le industrie devono versare per ripagare i danni prodotti dalle emissioni serra vanno destinati agli sforzi per la stabilizzazione del clima», continua Clini. «Questa è la base legale da cui partiamo. Ma, se riusciremo a dimostrare con i fatti che grazie a questi soldi l’economia cresce, potremo andare oltre il mezzo miliardo di euro».
Il modello da seguire è quello degli sgravi fiscali al 55% per gli interventi di miglioramento energetico nelle case: hanno coinvolto milioni di persone, fatto emergere dal nero miliardi di euro, creato reddito mentre il lavoro vacillava. Secondo i calcoli del ministero dell’Ambiente, per ogni euro a cui il fisco ha rinunciato ne sono entrati 3 in termini di ricchezza prodotta, Irpef e Iva versati. Alessandro Marangoni, dell’istituto Althesys che ha collaborato all’elaborazione dei dati, valuta in 900 milioni di euro il risparmio ottenuto in questo modo dalle famiglie tra il 2007 e il 2010.
Poi, sempre all’interno del capitolo energia, ci sono le misure a sostegno delle rinnovabili. E’ un pacchetto che, a regime, arriverà a 12 miliardi di euro l’anno: 7 per il fotovoltaico e 5 per le altre (idroelettrico, eolico, biomasse, geotermico). Soldi che in buona parte stiamo già pagando in bolletta. Ma in cambio danno molto: oltre 5 miliardi di fatturato annuo prodotto; 400 mila posti di lavoro; quasi un miliardo di euro di sanzioni evitate; 3,8 miliardi di risparmio annuo in termini di mancata importazione di combustibili fossili (per il comparto elettrico delle rinnovabili); 2,5 miliardi di biometano che potrà venire dall’agricoltura; 1,3 miliardi di euro dalla produzione attuale di biofuel che crescerà, per rispettare la direttiva europea, arrivando a sostituire 8 milioni di barili di greggio; un aumento della sicurezza energetica del paese (le rinnovabili non passano per un tubo che si può chiudere o un pozzo che si può esaurire); una spinta verso l’innovazione tecnologica.
Anche la battaglia per la qualità dell’aria, vista in questa prospettiva, assume un target economico. Meno smog significa meno gas serra, cioè più efficienza. Un progetto basato su interventi che si ripagano in 3 anni e danno benefici per un tempo molto più lungo perché i mini impianti per la trigenerazione (elettricità, calore e fresco) raddoppiano la resa energetica del combustibile utilizzato: spendi uno, ottieni due. Soprattutto se l’energia, invece di essere incanalata in poche autostrade sovraffollate, prende la via flessibile delle smart grid, le reti intelligenti.
Poi c’è il capitolo rifiuti e bonifiche. Anche qui finora si è schiacciato il pedale del freno pensando alle spese. Ma, per quanto riguarda i rifiuti, la raccolta differenziata è una miniera ancora in buona parte inesplorata. Ad esempio il Comune di Venezia ha deciso di costituire un eco distretto per la valorizzazione dei materiali riutilizzabili: qui nascerà una fabbrica per la produzione di vetro.
«Prendiamo infine i 57 siti in cui è stato previsto un intervento di bonifica: sono spesso collocati all’interno di aree urbane di grande pregio», aggiunge Clini. «Se la loro destinazione d’uso resta quella di area industriale, naturalmente con una tipologia produttiva senza rischi ambientali, può essere sufficiente la messa in sicurezza dell’area, che comporta un investimento molto inferiore rispetto alla bonifica. A Marghera ad esempio, secondo il Comune di Venezia e la Regione Veneto, a queste condizioni si può fare un investimento da 2 miliardi di euro per creare nuove attività produttive. E a Bagnoli la cifra potrebbe essere decisamente superiore. Si delinea così un altro tassello di uno sviluppo che tiene assieme tutela dell’ambiente e ripresa economica».

 600 milioni di incentivi
E’ l’ammontare del fondo di rotazione che reintroduce gli incentivi a famiglie e imprese per l’adozione di misure di risparmio energetico. La dotazione del fondo potrebbe anche aumentare

 2,5 miliardi di euro
E’ la quota di risparmio previsto dalla sola diminuzione delle importazioni di gas russo, che scenderanno di un terzo grazie all’adozione del biometano prodotto dall’agricoltura.

 
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