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IN RETE ITALIA E GERMANIA

FONTE: Il sole 24ore 

La tre giorni, «Il futuro della Scienza», tenutasi a Venezia alla Fondazione Cini lo scorsa settimana è stata qualcosa di più di una importante conferenza scientifica. Soprattutto per il tema, centrato sulla doppia crisi, climatica e energetica, che oggi fa muovere non solo gli scienziati, ma anche i Governi, le istituzioni internazionali e massicci investimenti pubblici e privati. A Venezia, quindi, c'è stato una sorta di filo conduttore sotterraneo ai pur grandi dibattiti scientifici. Un filo di sottile diplomazia scientifica, tecnologica e di investimenti. E che riguarda direttamente l'Italia.

Lo si è capito dai messaggi, chiari e attentamente calibrati, di Joachim Schellnhuber, direttore del Potsdam Institute (uno dei maggiori centri mondiali di studio della crisi climatica) e oggi "diplomatico ombra" e consigliere di Angela Merkel su tutta la tematica: «Al prossimo vertice italo-tedesco previsto in novembre si vorrebbe portare una disponibilità precisa: una collaborazione stretta tra Germania e Italia sulla rete elettrica di nuova generazione (smart grid) integrata dal Nord-Europa fino alla Sicilia e alla Tunisia. E, insieme, progetti in comune sul solare termodinamico». Un'apertura importante ma condizionata ad un segnale da Roma che ancora si fa attendere.

Il Governo di Berlino, all'avanguardia sulle politiche per le fonti rinnovabili, già da tempo sta perseguendo (anche concretamente) un suo piano d'azione. Il suo campione nazionale si chiama Schott, grande gruppo industriale nato dal vetro, che ha recentemente aperto un maxi-impianto in Andalusia per produrre su vasta scala i suoi specchi parabolici, con connessi tubi solari a olio combustibile spinti dal calore concentrato a 400 gradi. Ma i tedeschi sono interessati anche ad Archimede, il sistema italiano nato all'Enea dalle idee (anticipatrici) del Nobel Carlo Rubbia e che è capace di superare, con il suo tubo super-nero e i suoi sali fusi, la soglia dei 550 gradi. In particolare in aree come l'Algeria (che ha già chiuso un primo maxi-progetto con la Schott), il Marocco (già interconnesso alla grid spagnola), la Libia e l'Egitto (interessate a centrali combinate gas-solare). Nonchè Giordania e persino Arabia Saudita. «La strategia è quella di usare le enorme risorse solari del Nord Africa a vantaggio condiviso per tutti – spiegava Rubbia a Venezia – su una tecnologia ormai pronta». Di qui l'interesse tedesco per il collegamento ad alta tensione (Terna) tra Sicilia e Tunisia e per l'Archimede italiano. Una opportunità non da poco, dato anche il ritardo italiano su questa frontiera strategica.

 
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