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KYOTO CLUB: L'INDUSTRIA ITALIANA E' PRONTA PER LA FILIERA DEL SOLARE TERMICO A CONCENTRAZIONE

FONTE: Italianinnovation.it

Il convegno organizzato da Kyoto Club a Roma dal titolo “Solare termodinamico - Desertec. Un’opportunità per l’industria italiana” ha fornito un quadro ampio delle potenzialità della tecnologia solare termodinamica e del ruolo che potrà avere l’industria italiana nei grandi progetti internazionali come Desertec e il Piano solare Mediterraneo, ma anche dei possibili sviluppi nella produzione di calore a media temperatura.

Il 16 luglio, si è svolto a Roma, a Palazzo San Macuto, il convegno organizzato dal Kyoto Club dal titolo “Solare termodinamico - Desertec. Un’opportunità per l’industria italiana”, con l’obiettivo di definire le condizioni necessarie per il coinvolgimento dell’industria italiana nell’ambito di grandi progetti nel settore del solare termico a concentrazione che nei prossimi anni prevedono installazioni per migliaia di megawatt.

La presenza di economisti del settore energetico come Arturo Lorenzoni (IEFE Bocconi) e di rappresentanti del mondo dell’industria e della ricerca impegnati nel settore hanno permesso di fare il punto sulle reali prospettive del solare termodinamico, nell’ambito di sviluppo futuro delle rinnovabili, anche per il nostro sistema di imprese. Come ha detto nell’introduzione del convegno, Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club “le risposte alle sfide climatiche ed energetiche in atto verranno solo da una sofisticata e profonda rivisitazione dell’attuale funzionamento dell’economia, in grado di portare a un utilizzo molto più efficace dell’energia che potrà essere ottenuto con un dispiegamento di milioni di punti di utilizzo delle fonti di rinnovabili e della realizzazione di centri di generazione con potenza maggiori, dell’ordine delle centinaia di MW, come è il caso del progetto Desertec”, o anche di grandi centrali eoliche o fotovoltaiche. E’ opportuno quindi evidenziare tutte le criticità legate ai grandi progetti per poi poterli meglio integrare in una crescita della produzione di elettricità da fonti rinnovabili costituita da piccoli impianti decentralizzati e più vicini all’utenza. Al momento in Italia è in vigore solo per il solare termodinamico ad alta temperatura una tariffa incentivante che prevede il riconoscimento per 25 anni di 0,22-0,28 euro per kWh prodotto, cui si aggiunge il prezzo di vendita dell’energia stessa. Sulla base di quanto affermato, Silvestrini ritiene quindi “necessario che il Governo definisca uno schema di incentivazione per impianti più piccoli che producano calore a media temperatura, poiché la tecnologia solare termodinamica potrà risultare molto utile anche in applicazioni non elettriche, come appunto la produzione di calore a media temperatura per applicazioni di processo industriale, per la dissalazione di acqua di mare e per la climatizzazione estiva”. “Non va infatti sottovalutato – ha ricordato Silvestrini - lo spazio importante che la produzione di calore da rinnovabili avrà nel raggiungimento degli obbiettivi europei del 2020”.Proprio per questo motivo sono state invitate al convegno del Kyoto Club aziende che intendono operare nel settore solare a concentrazione su piccola scala, come Costruzioni Solari, Biosolar Flenco Group, Fabbrica Energie Rinnovabili Alternative. Per il solare termodinamico ad alta temperatura il punto di partenza della discussione è stato Desertec, l’ambizioso progetto che ha l’obiettivo di produrre elettricità da diversi impianti solari termici a concentrazione solare nel deserto del Sahara con una potenza complessiva di circa 100 GW. Desertec intende soddisfare, entro la metà del secolo, il 15% della domanda elettrica europea e con colossali investimenti che sfioreranno i 400 miliardi di euro.Questo grande progetto è stato l’oggetto del memorandum d'intesa firmato lo scorso 13 luglio a Monaco da 12 importanti società (Abb, Abengoa Solar, Cevital, Deutsche Bank, E.On, Hsh NordBank, Man Solar Millennium, Munich Re, M+W Zander, Rwe, Schott Solar, Siemens) con l’obiettivo di sviluppare gli aspetti tecnici, economici, politici, sociali ed ecologici dell’iniziativa.

In questo consorzio potrebbero però avere un ruolo anche le nostre imprese attive nel settore, come la società Archimede Solar Energy del Gruppo Angelantoni che è tra le aziende di punta nella produzione di tubi ricevitori solari, uno dei componenti più importanti di questi impianti. Gianluigi Angelantoni, amministratore delegato del gruppo e dal mese di maggio vice presidente del Kyoto Club, ritiene che “le future centrali solari termiche a concentrazione si realizzeranno principalmente nelle aree costiere della sponda sud del Mediterraneo anche per avere disponibilità di acqua da dissalare e da impiegare soprattutto per l’irrigazione”. Archimede Solar Energy è attualmente presente in due progetti del bando “Industria 2015”, un’iniziativa del Ministero dello Sviluppo che vuole creare la sinergia tra ricerca e settore produttive con l’obiettivo di ottenere innovazione per efficaci ricadute di mercato. Per i grandi impianti è stata illustrata da Mauro Vignolini l’esperienza dell’Enea, con il progetto Archimede che si basa sull’utilizzo di sali fusi, come fluido vettore, capaci di portare la temperatura a 550 °C e poterla così poi accumulare e utilizzare in base alla domanda. L’impianto pilota da 5 MW di potenza sarà realizzato a Priolo e collegato ad una centrale a ciclo combinato preesistente. Le motivazioni economiche e industriali per rendere attivo l’impegno di tutto il “sistema Italia” nel progetto Desertec sono state indicate da Augusto Maccari della società Techint che fa parte del Consorzio Solare XXI e operativa nella filiera di settore per quanto riguarda le strutture di supporto e i sistemi ausiliari. Un consorzio che vede la presenza di altre società: Ronda Reflex (per i pannelli riflettenti), Archimede Solar Energy (per i tubi ricevitori) e Duplomatic Oleodinamico (per i sistemi di movimentazione). Maccari ha spiegato che le tecnologie oggi sono pronte per il mercato e per i grandi progetti come Desertec o come il Piano Solare Mediterraneo (lanciato a luglio 2008, da parte dell’Unione per il Mediterraneo per realizzare 20 GW di rinnovabili in Africa e Medio Oriente), ma ancora mancano o vanno messi a punto alcuni aspetti fondamenti “come le infrastrutture tecnologiche (interconnessione elettrica tra Europa e sponda sud del Mediterraneo e una super rete europea), quelle normative-diplomatiche (possibilità di accedere alla tariffe incentivanti europee anche per impianti realizzati in Africa, una più stretta collaborazione tra paesi del nord e del sud del Mediterraneo), quelle finanziarie per la realizzazioni di progetti di grandi dimensioni”.

Alcuni relatori, come Paride De Masi della società Italgest, hanno ricordato il recente rapporto “Global Concentrating Solar Power Outlook 09” pubblicato e redatto da Greenpeace insieme a Estela (European Solar Thermal Electricity Association) e SolarPACES in cui si afferma che il solare termico a concentrazione o termodinamico darà un contributo importante nello sforzo alla “decarbonizzazione” delle economie industrializzate e, con oltre due milioni di posti di lavoro al 2050, sarà uno dei settori trainanti della terza rivoluzione industriale ed energetica. Nel report si stima che, in uno scenario avanzato, il solare termodinamico potrebbe riuscire a fornire il 7% circa dell’elettricità mondiale al 2030 e il 25% al 2050, con una produzione pari a circa a 7.800 TWh (miliardi di kWh). La potenza installata potrebbero toccare, a quella data, quota 1.500 GW. Le presentazioni dei relatori sono disponibili in pdf sul sito del Kyoto Club.

 
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